sabato 22 dicembre 2007

Da scompisciarsi dalle risate ! Inchiesta " Casti a tutti i costi" di Panorama sulla verginità affidata ad una giornalista di cognome "Porcelli"


Siamo davvero alle comiche. Pensate ad uno speciale sulla verginità affidato ad una giornalista di cognome "Porcelli".

Ebbene è avvenuto sul settimanale "Panorama" del 20.12.2007


Casti a tutti i costi di ELENA PORCELLI

Verginità Non sono molti, ma in crescita. Principalmente evangelici, ma anche fra i cattolici è un fenomeno in aumento. La castità prematrimoniale, normale cinquant’anni fa, torna in auge. E diventa perfino trasgressiva.
I fidanzatini casti, quelli che aspettano il matrimonio mano nella mano, scambiandosi al massimo qualche bacio, sembravano scomparsi dall’Italia, come da tutto l’Occidente. Invece la liberazione sessuale ha cambiato anche il modo di vivere in castità: ha cancellato, è vero, il culto della verginità femminile e le inibizioni, una volta garanzia di stabilità della famiglia borghese, ma non ha spazzato via le convinzioni di chi è profondamente religioso. «Se Dio, nella Bibbia, ci consiglia di arrivare puri al matrimonio» sostiene Pietro Sarracino, 25 anni, «è solo per il nostro bene. Di certo, se io trasgredissi, per Lui non cambierebbe niente. Sarei io a sminuire la mia capacità di amare in modo totale e pieno la mia futura moglie». La sua fidanzata, Cinzia Barranca, 20 anni, è d’accordo.
In quanti sono a pensarla così? Non molti, visto che l’età media del primo rapporto sessuale in Italia è di 17,6 anni. Ma il numero dei «casti quel che costi», per quanto piccolo, sembra destinato a crescere, visto che gli osservanti appartengono quasi tutti a comunità in forte espansione, come le Chiese protestanti evangeliche e i nuovi movimenti all’interno della Chiesa cattolica.
Ad attirare l’attenzione di Panorama su questo stile di vita, ormai trasgressivo come una volta lo era la promiscuità, sono state le dichiarazioni del campione del Milan Ricardo Izecson dos Santos Leite, per tutti gli sportivi Kakà, che si è professato casto fino al matrimonio con la deliziosa Caroline Celico.
E dagli Stati Uniti arrivano notizie su True love waits (il vero amore aspetta) e Silver ring thing (la cosa dell’anello d’argento). Si tratta di organizzazioni ispirate alla Bibbia che spingono gli adolescenti a fare una promessa ufficiale di castità fino alle nozze (anche via internet, compilando un modulo sul sito www.lifeway. com) e a ostentare anellini e collanine con il logo del gruppo, che è un marchio registrato e vende kit di propaganda alle chiese e alle scuole.
A dire che si tratta, più che altro, di un fenomeno mediatico e di marketing sono le cifre fornite dall’organizzazione: a fare la promessa, in tutta l’America, sono poche migliaia di teenager. Oltretutto, uno studio della psicologa Angela Lipsitz ha dimostrato che ben pochi mantengono l’impegno fino in fondo.
In Italia solo Turris Eburnea, un’associazione cattolica fondata nel 1941, mette la purezza al centro del proprio messaggio e in passato ha persino organizzato sfilate di moda modesta, che abbellisce senza indurre in tentazione, non senza qualche eccesso, in verità. I suoi responsabili hanno negato a Panorama la possibilità d’incontrare le modelle. Il presidente don Antonio d’Osasco si dichiara troppo impegnato per rilasciare un’intervista. Mentre la responsabile delle sfilate, Gabriella Costa, adduce una motivazione inverosimile per rifiutare di pubblicare le foto: «Sapendo che le nostre indossatrici sono vergini, qualcuno potrebbe rapirle per riti satanici».
Dato che il sito dell’associazione (www.turriseburnea.it) non annuncia nuove attività dal 2005, viene il sospetto che il gruppo sia in crisi di adesioni. Forse perché il messaggio della castità, in sé, non è granché attraente. «Se è fine a se stessa» commenta lo scrittore cattolico Camillo Langone, autore del saggio La vera religione spiegata alle ragazze, «è una perversione analoga all’anoressia. Tanto più che il 99 per cento del messaggio di Gesù non riguarda il sesso».
Tra i giovani, infatti, hanno successo i gruppi che propongono una vita cristiana intensa, radicali nelle esperienze mistiche più ancora che nelle regole morali. «Il collante della nostra vita di coppia è la preghiera» racconta Maria Petrarca, 32 anni, fidanzata da 8 mesi con Armando De Marchis. Si sono incontrati in una comunità del Rinnovamento nello Spirito Santo di Isernia.
Se una volta, infatti, erano comuni le coppie formate (di solito) da una moglie pia e santa e un marito mangiapreti, oggi le scelte religiose e morali sono condivise dalla coppia. «È impossibile che un fidanzamento duri se non si è d’accordo sulle scelte fondamentali, tra cui i rapporti prematrimoniali» commenta Carlo Alberto D’Alessandro, 24 anni, prossimo alle nozze con Simona Tramontano, 28. «Anche perché l’uomo è debole: senza l’aiuto della mia fidanzata non riuscirei a mantenermi casto».
Lo sforzo di evitare il sesso non distrae da compiti più importanti, come conoscersi a fondo, prima di sposarsi? «Secondo me è il contrario» ribatte il giovane «una coppia di miei amici si è separata appena la passione è finita. Si erano sposati senza capire che a unirli non c’era altro che l’attrazione sessuale. Mentre io so che tra me e Simona questo non accadrà. A tenerci insieme ci sono tante altre cose, soprattutto il Signore».
Adamantini nelle proprie certezze, questi giovani non contemplano la possibilità di avere rimpianti, una volta diventati adulti senza aver vissuto le stesse esperienze dei propri coetanei. «La castità prematrimoniale in molti casi è una scelta sana, se è motivata da principi morali» afferma lo psichiatra e psicologo Marco Rossi, fondatore del Centro di medicina sessuale di Milano. «Purtroppo, però, ho in cura alcune persone che da giovani hanno mascherato le proprie incapacità relazionali dietro le convinzioni religiose e si ritrovano, a 30 anni, senza un rapporto d’amore e con una verginità che, ormai, è un peso e una vergogna».
Oggi, infatti, la castità scandalizza almeno quanto le perversioni più strane. «I miei colleghi si sorprendono già molto perché non convivo con il mio fidanzato» racconta Stefania Spezzacatena, 24 anni, di fede evangelica «e quando dico che sono vergine prima non ci credono, dato che non sono bruttissima, poi mi prendono in giro. Ma a me non importa: loro non hanno quello che ho io, cioè la presenza di Dio, che non mi lascia mai sola».
L’incredulità e la derisione sono le reazioni più comuni per chi vive il fidanzamento in un modo che, solo cinquant’anni fa, era considerato normale. «Da ragazzino, quando mi prendevano in giro, mi sentivo Braveheart» racconta Giuseppe Punzo, 24 anni, da 6 fidanzato di Stefania, «oggi, invece, so argomentare le mie scelte. La Bibbia ci chiede di aspettare perché il matrimonio si vive con più pienezza in questo modo». Pur tra le rinunce: «Abbiamo scelto di fare l’università in città diverse, altrimenti non avremmo resistito così a lungo. E Gesù ci ha dato una mano: tante volte, quando stavamo per cadere, è accaduto un imprevisto che ci ha fermato».
Aggiunge lei: «In ogni rapporto si lascia una parte di sé, fisicamente e psicologicamente. Voglio arrivare al matrimonio tutta intera, non strapazzata da una serie di fallimenti».
Cristina Bricchi, cattolica, 20 anni, è della stessa idea: «Non penso che rimpiangerò di aver rinunciato alle sperimentazioni sessuali, piuttosto rimpiangerei di essermi sprecata con l’uomo sbagliato».
Il suo fidanzato, Enrico Valaguzza, 21 anni, all’inizio la pensava diversamente: «Ci siamo messi insieme all’ultimo anno di liceo. Nella scuola Cristina era famosa per il suo rigore morale. Invece io ero già stato con altre ragazze e all’inizio pensavo di farle cambiare idea. Poi, anche con l’aiuto di un sacerdote, ho capito che ha ragione lei».
Ma se non doveste sposarvi, non le dispiacerebbe di non aver fatto l’amore con lei? «No, in ogni caso, questo rapporto mi ha fatto maturare moltissimo, e credo che, se mai dovessi avere un’altra ragazza, sarei io a chiederle di aspettare il matrimonio. Da ragazzino mi definivo un cattolico sui generis, ma ora penso che la fede vada vissuta con coerenza, anche nella morale».
La dottrina ufficiale della Chiesa cattolica non ha mai soprasseduto sulla castità prematrimoniale, anche se numerosi sacerdoti italiani, pure in pubblico, tollerano il sesso tra fidanzati oppure consigliano il petting come «male minore».
Fra i giovani cattolici, anche i più praticanti, l’osservanza della castità resta un’eccezione. «Credo che la mia migliore amica sia arrivata vergine al matrimonio, e lei crede lo stesso di me. Ma si sbaglia» confessa una giovane madre impegnata in parrocchia.
«Tutto questo è un sintomo della confusione che la Chiesa sta attraversando in questo momento» commenta Vito Mancuso, docente di teologia moderna e contemporanea all’Università San Raffaele di Milano. «Da una visione dogmatica, in cui il sesso extraconiugale era vietato e basta, i cattolici stanno passando a una concezione più matura del rapporto con Dio e quindi anche con la morale. La domanda che i giovani devono porsi è: “L’astinenza è funzionale alla conoscenza reciproca?”. E la risposta può benissimo essere sì. Peraltro la castità non è solo un valore biblico».
Che origini ha? «In Occidente la predicavano anche alcune correnti filosofiche antiche, come gli stoici. Gli antichi greci, che sono arrivati a un livello di comprensione dell’animo umano senza pari, davano molta importanza alla capacità di padroneggiare la potenza dell’eros. Ad Afrodite davano nomi terribili come Thanatofora (portatrice di morte), perché sapevano che la passione può essere molto distruttiva. È importante imparare da giovani a controllare la forza della sessualità, che è come un’eruzione lavica nell’anima e nel corpo, bellissima ma devastante senza gli indispensabili argini».

ps:ci perdonerà la Sig.ra giornalista Dott.ssa Porcelli (degnissima persona che ha fatto, tra l'altro, una bellissima inchiesta come potrete leggere). Era per mettere una punta di ironia solo tra il cognome (magari sfortunato nella fattispecie) ed il contenuto dell'articolo.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

UAH UAH UAH UAH

AvvocatoDelDiavolo ha detto...

sembra una barzelletta ma è vero :-)

Elena Porcelli ha detto...

Caro Avvocato,
che dire... Pensa che, in passato, mi hanno affidato pure un'inchiesta su come le donne chiamano l'organo maschile nei vari paesi e un'intervista a Dario Fo sul suo testo teatrale "La presunzione del maiale". A volte ho il sospetto che i capiredattori di Panorama ci si divertano.
Alle elementari sto cognome mi sembrava una disgrazia, poi ho iniziato a divertirmici...

Anonimo ha detto...

Condivido l'ultimo intervento: inoltre questo cognome mi fa molto comodo per distinguere subito le persone che non ci badano, ma si occupano di ciò che faccio, dico e scrivo, e i poveretti che non hanno nulla di meglio che ricamarci sopra.

Gianfranco Porcelli